giovedì 24 novembre 2011

TORTA DI RISO SALATA D'ORO


Oggi mi sono trovata con un ospite improvviso, e ho dovuto inventare qualcosa che fosse pronto in meno di un'ora e con il frigo praticamente vuoto (ma pieno di yogurt 0 grassi, e insalate varie, i buoni propositi...). Così ho recuperato tutti i pezzetti di formaggio orfani che spesso restano lì dopo che il compagno-della-mia-vita ha rosicchiato tocchi di parmigiano, formaggette dei pascoli della Val di Vara ricevute come affitto di un fabbricato rurale in mezzo al bosco (direi proprio un affitto simbolico, 2 formaggette da ½ k l’una all’anno…), pecorini di Pienza o della Capitale, emmenthal cm3 circa 4 (volevo scrivere "4 centimetri cubi) ecc ecc.. e poi per fortuna due uova superstiti dalla crostata Lemon-curd preparata per la cena a casa di Daniela domani. Ah, anche un fondo di panna liquida, alla fine è venuta fuori...una torta tutta d'oro! Peccato non averla messa in uno stampo da plumcake!!!


Torta di Riso salata d'oro

300 g di riso 
resti di formaggi vari circa 150 (anche 170...) g
latte ca 600 cc, o latte e acqua come ho fatto io
panna ca 150 ml
2 uova (io ho aggiunto 1 chiara sempre superstite dalla pasta frolla)
burro 1 noce grande (1 prugna)
noce moscata
curcuma 1 cucchiaino abbondante
pepe nero parecchio
pangrattato

Mettere a bollire il latte con una presa di sale,  la curcuma e una spolverata di noce moscata.
Intanto imburrare o ungere con olio una tortiera e cospargerla abbondantemente di pangrattato, e grattugiare tutti i formaggi con una grattugia a fori larghi.
Quando il riso è al dente (si sente ancora l’anima, cioè) spegnere il fuoco (il liquido dovrebbe essersi asciugato) e travasare in una insalatiera per fermare la cottura. Aggiungere il burro.
Quando è un po’ meno caldo, condire con i formaggi e le uova sbattute con la panna.
Aggiustare di sale e di spezie.
Versare nella tortiera, cospargere di pangrattato e fiocchetti di burro e mettere in forno a 180° per una quarantina di minuti. Circa 10’ prima di sfornarla ho aumentato a 200°.
E’ una torta salata unica, quel particolare miscuglio di formaggi non sarà mai più lo stesso, ogni volta è una sorpresa!

PS ho aggiunto la Curcuma perchè ieri ho letto qualcosa sulle proprietà di questa radice, molto usata nella medicina Ayurvedica. Così, mentre il latte cominciava a fremere ho pensato...
...e il risultato è ottimo!





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mercoledì 23 novembre 2011

La verità si trova in cucina






La verità si trova in cucina.

                                      Un cuoco deve essere
                                 incredibilmente consapevole.




Alejandro Jodorowsky
Il dito e la luna


citazione di A.J. 
trovata sul blog "ilpastonudo"
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LE MIE ARANCE BRINATE



La ricetta che da anni tutti mi chiedono perchè sono veramente particolari, con il loro sapore di polpa d'arancia ...

Questa ricetta nacque quando il nostro arancio si riprese dall'abbandono in cui era precipitato, e grazie alle innaffiature, ai lupini secchi e all'amore, ha cominciato a produrre le migliori arance del mondo, succose e con quella punta di aspro che è in equilibrio perfetto con la dolcezza, e con un colore che va dall'arancio al rosso scuro per cui ogni frutto è diverso dall'altro, solo il sapore le rende sorelle...avevo bisogno di conservarne la magia, e questa preparazione che ormai eseguo anche a occhi chiusi da circa una ventina di anni per noi significa inverno, Natale, profumo di casa, voglia di amici.
Scalda la casa e il cuore, con il suo profumo...provate...

arance biologiche intere lavate
il doppio del loro peso di zucchero semolato

Tagliare le arance a spicchi con tutta la buccia (in genere faccio 8 spicchi per ogni arancia).
Mettere a bollire un pentolone pieno d'acqua e quando bolle immergere gli spicchi e far bollire 10 minuti. 
Scolare.
Mettere lo zucchero in una padella insieme agli spicchi scolati e far cuocere finchè tutto non diventa dorato (ci vuole parecchio, mescolando ogni tanto, soprattutto alla fine).
Sistemare gli spicchi distanziati su carta forno, far raffreddare e passare nello zucchero semolato.
Lasciar asciugare qualche ora.

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SCORZETTE CANDITE




Per la decorazione della Crostata Lemon Curd, ad esempio, o per le prossime feste di Natale, ecco la ricetta  per fare le scorzette candite di qualunque agrume.

-Prelevare la scorza dagli agrumi scelti con un pelapatate molto affilato, procedendo in senso verticale (cioè secondo i "meridiani" del frutto).
-Tagliare con un coltello a lama liscia le scorzette in strisce più o meno fini, dalla classica julienne (serve per le decorazioni) al mezzo cm. circa di larghezza (da mangiare, cioè).
-Far bollire dell'acqua in un pentolino, e cuocere le strisce per mezzo minuto ogni volta per 3 volte, cambiando ogni volta l'acqua (ovviamente sempre bollente).
-Fatto questo, versare nel pentolino pulito 300 gr di zucchero semolato e 1,5 dl di acqua (un bicchiere circa), far sciogliere lo zucchero e immergere in questo sciroppo le scorzette. Lasciar bollire per 40 minuti a fiamma molto bassa, stando attenti che lo zucchero non caramelli o si consumi troppo l'acqua.
-Scolare e mettere le scorzette ormai candite ad asciugare su un colino rovesciato o una gratella.

Trascorse 24 ore, passare le scorze nello zucchero semolato rivestendole.
Oppure tuffarle nel cioccolato fondente sciolto e rivestirle così...
Conservare in barattoli per servirle insieme al caffé o usare per abbellire torte, crostate ecc.
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POLLO AGRUMATO CON BASMATI



Ieri sera ho provato questa ricetta della Parodi, che devo dire non è niente male (solo che io ho completamente dimenticato di aggiungere il latte alla fine, ho messo solo lo zafferano)...
Comunque era buono così, il pollo, la prossima volta proverò con il latte, o anche no...

Ho cotto il riso mettendo a freddo nella pentola una tazza di basmati (prima sciacquato per togliere l'amido) e 2 tazze di acqua, e sale, coperto. Quando l'acqua si è consumata il riso è pronto.

Inoltre ho usato farina di mais finissima (fioretto) perchè mi sembra che in genere renda più cremose e corpose le salse, e poi ha reso più intenso il colore giallo finale...


1 petto di pollo
mezzo pompelmo rosa
una arancia
mezzo limone
farina
1 scalogno
sale
pepe
mezzo bicchiere di latte
una bustina di zafferano
2 etti di riso basmati 

 
Spremete insieme tutti gli agrumi e teneteli da parte. 
Tagliate a pezzetti il petto di pollo, affettate a velo lo scalogno e fatelo appassire in una padella con l'olio. 
Unite i dadini di pollo infarinati e fateli dorare a fuoco vivo. 
Salate e pepate, unite il succo d'agrumi e fate cuocere a fuoco basso finchè non si sarà ristretto un po' (a questo punto ho aggiunto solo lo zafferano e ho fatto addensare il tutto).
Aggiungete allora il latte intiepido nel quale avrete fatto sciolgliere lo zafferano e continuate la cottura a fuoco vivo in modo da addensare la salsa. 
Servite con riso basmati bollito e condito con un po' di burro.
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martedì 22 novembre 2011

FAGOTTELLI DI CARCIOFI CON FONDUTA LEGGERA DI PECORINO ROMANO

Ecco la terza e ultima ricetta cucinata alla scuola del Gambero Rosso di qualche anno fa.



Per la pasta:
3 uova
300 g di farina
2 bustine di zafferano

per il ripieno:
6 carciofi
2 patate lesse
aglio
olio
sale e pepe
prezzemolo

Per la fonduta:
1/2 lt di latte
200 gr di pecorino
20 gr di farina
20 gr di burro
sale e pepe

Impastare gli ingredienti per la pasta e lasciarla riposare in frigo per 30'.
Pulire bene, togliendo tutte le parti dure, i carciofi e tagliarli a spicchi; cuocerli in casseruola con aglio, olio, prezzemolo, sale e pepe.
Frullarli con le patate lesse.
Stendere la pasta molto sottile e confezionare i fagottelli.
Fare un roux con il burro e la farina, versarvi il latte caldo e addensare. Aggiungere il pecorino e il sale e frullare.
Cuocere i fagottelli e condirli con la fonduta. Cospargere di pepe.
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CARCIOFO CROCCANTE CON RICOTTA DI BUFALA......

...AROMATIZZATA ALLA MENTUCCIA E RIDUZIONE DI ACETO BALSAMICO



E' così buono, ma così buono, che sembra quasi un dolce!
Sempre Gambero Rosso...

6 carciofi
1/2 kg di ricotta di bufala
mentuccia romana
1 lt di olio di semi di arachide
1/2 lt di aceto balsamico
50 g di zucchero

Pulire i carciofi (ovviamente romaneschi, magari pure cimaroli...) tagliando del tutto il gambo (che si deve friggere) e metterli in acqua e limone.
Condire la ricotta con la mentuccia tritata, sale e pepe, lavorandola a crema.

Bollire l'aceto con lo zucchero fino ad avere la consistenza di uno sciroppo.

Appiattire i carciofi in modo da aprire le foglie a raggera, stando attenti a non romperli (come per i carciofi alla giudìa...).

Friggerli nell'olio bollente tenendoli immersi finchè le punte delle foglie sono dorate e croccanti. Scolarli e salarli.

Mettere ogni carciofo al centro del piatto individuale e nell'incavo tra le foglie, come fosse una ciotolina, sistemare la crema di ricotta. Sistemare il gambo trasversalmente sulla ricotta,  ultimare con la riduzione di aceto balsamico sparsa a gocce o fili sottili sul tutto.




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MILLEFOGLIE DI CARCIOFI, MOZZARELLA E ARANCE


Può essere un'idea per la tavola di Natale:



MILLEFOGLIE DI CARCIOFI, MOZZARELLA DI BUFALA E ARANCE

 6 carciofi
1 mozzarella di bufala
5 arance
1 limone
sale
olio

 Pulire i carciofi, tagliarli a fettine sottilissime e condirli con succo d’arancia, succo di limone, sale, olio.
Pelare le arance a vivo e tagliarle a rondelle sottili.
Tagliare anche la mozzarella a fettine, che consiglio di cospargere con del pepe nero e montare la millefoglie.
Irrorare con un giro d’olio.

Da un'idea della Scuola del Gambero Rosso

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LA TORTA DI MAIS DI JORGE AMADO

Si mangia in "Gabriella garofano e cannella"


L'ho fatta oggi, è molto delicata, da pomeriggio, chiacchiere e caffé...

100 g. di farina bianca
100 g. di farina gialla "fioretto"
250 g. di zucchero
4 uova
200 ml di latte di cocco
lievito 1 bustina
sale 1 pizzico

Battere i tuorli con sale e zucchero finchè montano.
Montare le chiare a neve e mescolarle ai tuorli.
Aggiungere il latte di cocco e le farine setacciate con il lievito, amalgamando bene.
Versare in una tortiera possibilmente apribile, imburrata e infarinata.
Sistemare nel forno preriscaldato a 180° per circa 30' (ma fare la prova dello stecchino).

Suggerisco di spalmarla con uno strato sottile di latte condensato e ricoprirla di cocco grattugiato.








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CROSTATA LEMON CURD

Raffinata e pungente 





Ho usato la ricetta della pasta frolla del libro-base del Bimby (omettendo il lievito), che è delicata e non sovrasta il ripieno, e la ricetta del lemon-curd del sito Contempora

BASE PER LA CROSTATA riveduta e con alcuni consigli personali...

300 gr di farina 00
130 gr di burro morbido
80  gr di zucchero
1 uovo intero e 1 tuorlo
scorza di un limone grattugiato
niente lievito

Mettere la buccia del limone nel boccale e grattugiare 10" vel. 8  (ma, come dicevo altrove, io tengo nel freezer un vasetto con la scorza di alcuni limoni biologici frullata nel Bimby con dello zucchero, in quantità "a occhio" ;-) ne ho usati 2 cucchiaini pieni, e di conseguenza ho leggermente diminuito gli 80 g. di  zucchero della ricetta).

Unire zucchero, uova, farina e burro, impastare a vel. 7 finchè non si formano dei pallini di pasta. 

Togliere e pressare l'impasto  con le mani senza lavorarlo ulteriormente (così sarà "fondente" dopo la cottura, se invece viene lavorato troppo, il glutine contenuto nella farina comincia a formare le sue catene e la pasta cambia completamente di consistenza).
Se non fa troppo caldo si può lasciare la pasta a riposare un'oretta anche fuori dal frigo, in una ciotola coperta, così che sia più facile poi lavorarla.

Nel frattempo si può preparare il Lemon Curd come descritto più sotto...
Lasciarlo freddare completamente (sarebbe anche meglio prepararlo il giorno prima e tenerlo in frigo).

Trascorsa l'ora, infarinare il piano di lavoro e il matterello, e stendere la pasta non molto spessa (circa 4 mm.).
Stendere in una teglia da crostata imburrata e infarinata.
Spargere sulla crostata il lemon curd preparato, livellandolo con il dorso di un cucchiaio, quasi fino ail'altezza del bordo.
Non ho fatto la "griglia" sopra perchè secondo me la pasta avrebbe sovrastato la cremosità. 

Infornare a 180° statico finchè non comincia appena appena a dorarsi sui bordi (non deve cuocere troppo!).
Lasciarla qualche ora nella teglia in frigo (il frigo è indispensabile, da fredda sembra quasi un gelato, è squisita).
Toglierla dallo stampo e decorarla con foglie e fiori di limone, o, in mancanza, con fettine sottilissime di limone brinate.

Fette di limone brinate
Si può procedere in due modi diversi:
1- si spennellano le fettine di limone con bianco d'uovo, si passano nello zucchero semolato, si fanno asciugare qualche decina di minuti, si spolverano poi di zucchero al velo per dare l'effetto-neve, o si lasciano solo brinate (cioè solo con lo zucchero semolato)
2- si bagnano d'acqua e si mettono in freezer a brinare (ovviamente la brinatura ha vita più breve!).
Scorzette di limone candite
C'è un post nella sezione "basi". Facili facili, da tenere sempre pronte.

LEMON CURD

Ingredienti

3 limoni piccoli
90 gr burro
220 gr zucchero
3 uova sbattute


Accessori

2 vasetti in vetro da 250 gr.

Preparazione

Togliere la parte gialla della buccia ai limoni usando un pela-patate e spremere il succo.Tritare finemente la buccia insieme a una parte dello zucchero 20 sec. Vel. 8.Unire il succo di limone, il burro, lo zucchero restante, e le uova. Io ho aggiunto la punta di un cucchiaino di Maizena.
Cuocere 80 ° -  20 min. Vel. 3
Mettere nei vasetti di vetro ancora calda: si conserva in frigo 3 settimane circa.




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domenica 20 novembre 2011

PATE' DI POLPO

SQUISITO!


Paté di polpo:

1 polpo di circa 500 gr pulito
1 fetta di pane casereccio raffermo
1 spicchio d'aglio
30 gr. capperi sottaceto
2 rametti di basilico
prezzemolo
aceto di vino bianco 
1/2 dl di olio

per il contorno
un filoncino di pane fresco1 mazzetto di rucola
50 gr di pinoli
1 limone
aceto balsamico circa 1 cucchiaio
1 ciuffo di basilico

Lavare il polpo, immergerlo brevemente per 3 volte in acqua bollente  e poi  lasciarlo cuocere per 35 minuti in acqua salata insaporita con un paio di cucchiai di aceto. Spezzettare intanto il pane casereccio in una ciotola e spruzzarlo di aceto.
Conservare qualche tentacolo di polpo per la decorazione e frullare grossolanamente il resto con 1/2 dl  di olio , il pane inumidito, i capperi, lo spicchio di aglio, prezzemolo e basilico. Trasferire il composto in frigo per un'ora. 
Nel frattempo frullare non troppo finemente i pinoli con il succo di limone, l'aceto balsamico (circa un cucchiaio), basilico, sale e olio. 
Condire la rughetta con questo pesto. 
Mettere il paté in uno stampo rotondo di silicone o in quattro stampini individuali ben unti di olio, pressare bene e poi sformare con un gesto deciso.
Guarnire con i tentacoli tenuti da parte, qualche cappero, le erbe e servire con  pane tostato e l'insalata di rughetta. 
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SOGNARE UN PO'...

Cliccate, cliccate QUI!!! e guardate il video...
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LIMONI CONFIT



In giardino ho raccolto tre bellissimi e turgidissimi limoni e allora ho preso un bel vaso di vetro e ho preparato i limoni confit...da tempo volevo farlo, perchè adoro il gusto aspro del limone che si addolcisce al contatto con il sale, e chi non è del sud del mondo non può capire...
So già che dureranno poco, li metterò su carni e pesci, e probabilmente anche sulla pasta o nell'insalata di riso (anzi sono sicura che questa è un'idea magnifica), ma intanto devo accontentarmi di guardarli e godere del loro colore intenso che illumina la cucina come un quadro di Van Gogh.
Devono restare così, a macerare, per un mese circa (siamo appena appena in tempo per Natale).

Allora ho usato

3 limoni
circa 500 g di sale fino

ho tagliato i limoni a fette sottili e li ho sistemati nel barattolo alternando le fettine al sale. Ho chiuso il barattolo e riposto nel frigo.

Quando saranno pronti sperimenterò e scriverò qui le ricette per utilizzarli.
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ROCCHETTA VARA E UNA TORTA BUONISSIMA




Attiviamoci anche per questa realtà:
http://melagranata.it/2011/iniziative/una-ricetta-per-i-bambini-di-rocchetta-vara/


Riporto qui, pensando agli abitanti della Valle e ai suoi boschi, la ricetta di una Torta che mi piace molto

LA TORTA DI CASTAGNE AL CIOCCOLATO

per la base
270 gr di farina di castagne 
270 gr di zucchero
250 gr di burro
6 uova
1/2 bicchiere scarso di latte
lievito Paneangeli 1 bustina


per la ganache
300 gr di panna liquida in cui sciogliere 300 gr cioccolato fondente all'85%, quantità sufficiente per 2 strati (cioè solo all'interno, se la torta sarà decorata con pasta di zucchero).
Se invece preferite anche fare la copertura (oltre il ripieno) con il cioccolato, usate 500 gr di panna e 500 di cioccolato fondente all'85%.

Battere i tuorli con lo zucchero per almeno 10' (con qualche goccia d'acqua montano meglio).
Una volta ben montati i tuorli (saranno bianchi) aggiungere alternando cucchiaiate di farina e di burro sciolto.
Stemperare il lievito  nel latte fatto prima scaldare con i semini della bacca di vaniglia (e poi lasciato intiepidire), e aggiungere rapidamente al composto.
Montare a neve gli albumi con un pizzico di sale e unire anch'essi, delicatamente.

Versare in una tortiera foderata di carta da forno e cuocere a 180° per almeno 25', poi abbassare a 130° per altri 35' circa.
Una volta trascorsi 20' da questo abbassamento della temperatura, fare la prova stecchino: dipende dai forni, comunque in questa fase finale è bene seguirla un po'. ;-)


Capovolgerla su una gratella e farla raffreddare. La capovolgo perchè così la parte superiore (inferiore nella teglia) risulterà piatta e liscia, e si può decorare meglio.

Una volta fredda tagliarla dividendola orizzontalmente in TRE parti.

Bagnare gli strati con un miscuglio di cognac e latte in parti uguali (o comunque, in caso, meglio che sia di più il latte), ben bene. Tutte le torte secondo me sono ancora più buone se si utilizza soprattutto latte per bagnarle, l'ho scoperto quando le mie figlie erano piccole.
Io bagno anche esternamente la parte superiore della torta.

Fondere il cioccolato nella panna liquida calda, girando con una frusta. Spargere la ganache sugli strati di torta e riassemblare.

Ricoprire con il cioccolato o con la pasta di zucchero, o con una semplice glassa bianca, ed eventualmente aggiungere violette candite e palline d'argento...




Malgrado la devastazione, i boschi di castagno in questo periodo saranno al massimo del loro  splendore, con il magnifico novembre che questo autunno 2011 ci sta regalando, il cielo pulito, i colori netti, la luce dorata sulle foglie che cambiano colore...

Chiusola

Alcune notizie sulla Val di Vara:
Cenni storici e paesaggistici sulla Val di Vara

e anche qui
da cui è riportato il brano seguente:
 "Fino a qualche decennio fa il castagno rappresentava per le famiglie contadine, e in particolar modo per le zone rurali della Vallata, un importante risorsa alimentare ed economica. 
Esso in quest’ area ha rappresentato nel corso dei secoli un elemento importante che può far parlare di civiltà del castagno. Intorno al castagno si sono sviluppate molte attività agricole. Con il legno pregiato e robusto del castagno si possono fabbricare bellissimi mobili anche se con il passare degli anni presentano a segni di tarlatura; molte persone continuano ad apprezzarlo. 
Con i polloni di castagno opportunamente scaldati nel forno, spaccati e ripuliti con sgorbie di ferro, si potevano intrecciare canestri di ottima fattura e molto adatti al trasporto dei frutti della terra. 
In quanto al frutto del castagno, nelle sue varie utilizzazioni, è stato per secoli una presenza costante nell’ alimentazione dei contadini di questa zona rappresentando per quelle popolazioni, fino agli anni 50, una delle risorse alimentari più importanti . Ancora oggi le castagne vengono consumate fresche mediante bollitura e vengono chiamate in dialetto ‘balletti’se cotte con la buccia, ‘peae’se bollite senza buccia. Le caldarroste in dialetto ‘rustie’ spesso in passato rappresentavano il principale e unico alimento di un pasto.                          
Dal legno di castagno si estraeva il tannino fortemente utilizzato nelle concerie di pellami, e la cui estrazione, intensiva negli anni ’20 ’30 ‘50’, è stata la causa del grande  impoverimento del patrimonio boschivo del castagneto da frutto. 
L’ uomo ha vissuto per secoli quasi in simbiosi con il castagneto; lo dimostrano le tante espressioni dialettali a esse legate e le diverse manifestazioni folkloristiche presenti tuttora sul territorio.

L’ ALBERO DEL PANE

Il castagno è un albero maestoso,la sua diffusione è tipicamente mediterranea: nell’Europa meridionale, nell’Asia occidentale e nel nordafrica la tradizione vuole che il suo nome derivi dalla città del Ponto “Kastanus”, ed è particolarmente diffuso in Liguria dove si conta la più alta densità di castagneti .Nella Val di Vara il castagno è stato ampiamente coltivato e sfruttato: l’alta Valle, si presenta come una immensa distesa di castagneti sui versanti del M. Gottero, lungo la Costa dei Lagazzi e la Costa Legnina, lungo la Costa di Travaglio e sopra Sesta Godano.
Lo sfruttamento del castagno cominciò nell’Alto Medioevo, le popolazioni dell’Italia settentrionale anche i liguri soffrivano, negli ultimi secoli dell’ impero romano. Il castagno è da sempre vissuto in simbiosi con l’uomo; dove c’era il castagno, lì è giunto l’uomo e dove non c’era l’uomo lo ha piantato. 
La coltura del castagno è stata un elemento indispensabile alla vita delle popolazioni delle zone montane.
Tanti erano i modi di consumare le castagne: potevano essere mangiate fresche, arrostite (durante le veglie), cotte e pelate e poi messe in scodelle con il latte oppure bollite con la buccia. 
Le castagne secche erano la base dell’alimentazione della gente di montagna: venivano cucinate nel latte assieme al riso oppure nel brodo in cui si inzuppavano crostoni di pane insaporiti con aglio, o ancora si potevano far bollire con gli scarti della lavorazione del maiale: le “castagne grasse” dei giorni di festa; con la farina si preparava il castagnaccio. Per la sua importanza il castagno venne definito “l’albero del pane”. 




Rocchetta Vara


Qui il codice IBAN della Cooperativa di Rocchetta:
e qui si può scaricare materiale utile a chi vuol visitare la Val di Vara:
http://www.turismoprovincia.laspezia.it/it/cosa-fare/download

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GENOVA-ripartire malgrado tutto


Questo è il logo di una bellissima iniziativa partita dal web per aiutare Chiara di Tocco e Tacchi che aveva aperto un ristorante, l'Officina di Cucina, da soli tre mesi, quando l'alluvione ha rovinato tutto il suo lavoro...per evitare che anche la speranza anneghi, il web si è attivato, ed è veramente commovente sapere che tante donne (e non solo) stanno condividendo un progetto così generoso.

Molto importante anche la storia di questo logo, si trova qui:
http://cobrizoperla.blogspot.com/2011/11/squadra-che-vince-non-si-cambia.html

e qui, per comprenderne a fondo le sfumature di significato:
http://cobrizoperla.blogspot.com/2011/03/non-solo-un-assolo.html

Questo, invece, l'indirizzo della pagina di Facebook per Chiara:
Foodblogger per Officina di Cucina

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AUGURI SILVIO!!!


Il conto!!!
compagnucci di merende

il protagonista e la sua (santa) donna

in attesa del ristorante...

l'attività preferita...con concentrazione...nutrirsi, ovunque sia!

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sabato 19 novembre 2011

SEMIFREDDO DI MANDORLE CARAMELLATE


Mi ricorda Fontane Bianche


So che è ancora novembre 
ma ho pensato di cominciare a provare ricette per il pranzo di Natale, 
evitando così di fare come al solito, verso il 20 dicembre, quando ho tutto in ballo 
(regali, pomeriggi in giro, pigrizia...) 
e devo ballare malgrado la stanchezza...

Quindi ecco un golosissimo semifreddo al torroncino che
rassegnatevi 
non ne vuol sapere di diventare gelato vero e proprio 
 resta di una consistenza morbidosa e con un sapore che si avvicina moltissimo 
al più buon gelato da noi 
mai mangiato.



 In Sicilia, vicino Siracusa, a Fontane Bianche, il signor Schiavone gelataio preparava ogni pomeriggio il suo "torrone", partendo dalla tostatura delle mandorle fatta utilizzando un antichissimo attrezzo di ferro a manovella. Purtroppo ne faceva poco in confronto alla domanda, e lo vendeva in 10 minuti netti (fuori dalla gelateria, alle 6 del pomeriggio, con quel sole d'agosto, c'era sempre la fila di persone che speravano così di aggiudicarsene una vaschetta, ma di cui una buona metà restava a bocca asciutta). Schiavone, uomo di pochissime parole e ancor meno sorrisi, sosteneva (giustamente) che lui lavorava per vivere, non viveva per lavorare...poi la moglie lo lasciò, e gli chiese gli alimenti, e lui allora chiuse la sua piccola attività, e noi abbiamo perso una piccola meraviglia di gusto e profumo...ripeto, il più buon gelato in assoluto mai assaggiato...!

 Allora ecco:

500 gr di zucchero + altri 3 cucchiai per caramellare le mandorle 
400 gr di mandorle con la pelle tostate 
150 gr di miele 
5 albumi 
un cucchiaino di estratto di vaniglia 
250 ml di panna liquida 

 Al momento di servirlo occorreranno uguali pesi di cioccolato fondente al 70% e panna liquida per la ganache.

Mettere in casseruola lo zucchero con due cucchiai di acqua e farlo sciogliere, senza mescolare, a fuoco medio. 
Montare a neve gli albumi. 
Quando lo zucchero comincia a colorirsi aggiungere il miele e proseguire la cottura a bagnomaria (versarne una goccia su un piatto, se rimane sferica e compatta è pronto).   Tritare 300 gr di mandorle a coltello grossolanamente e caramellarle insieme a quelle intere (100 gr) in padella con un poco di zucchero. 
 Aggiungere gli albumi montati al caramello, mescolando velocemente ma sempre dal basso verso l'alto. Completare con le mandorle (è buono già così...)
Subito dopo montare la panna e incorporarla al composto. 
Mettere in una vaschetta in freezer. 
 Servirlo formando delle quenelle, con una ganache di coccolato nerissimo (almeno al 70%) ottenuta miscelando il cioccolato fuso con la stessa quantità di panna liquida. migliori siti
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pipdig